giovedì 19 febbraio 2009

Lavinio: Mostra “A stra a zione” dal 24 febbraio al 13 marzo 2009.



La galleria “La Fenice” inaugura giorno il 24 febbraio 2009 fino al 13 marzo 2009 la mostra dal titolo – “A stra a zione”
Il vernissage – si svolgerà viale Virgilio n°48 a Lavinio (Roma).
Telefono 069815217 – info@euroartelafenice.com
Artisti – Agostino Bonalumi, Mancini Belisario, Tommaso Cascella, Giuseppe Fucsia,
Mario Schifano, Giulio Turcato
Entrata gratuita
• Astrazione – assenza figurale – vuoto- spazio libero d’azione;
• Stratificazione di colore –cromatura d’assenza- assolo;
• Azione – libera nel movimento – biologia di danza – ritmo;
• Segnica – graffiare – scrivere in rappresentazione di un suono.
Astrazione è un termine d’origine latina che deriva dal verbo "astrarre" (composto di abs, “da”, e trahere, “trarre”, in altre parole “trarre da”, “distogliere”, “separare”). L'astrazione è quel processo cognitivo (relativo alla conoscenza) che permette di distogliere il problema considerato dalla contingenza reale per porlo su un piano di pura considerazione intellettiva. Per estensione, l'astrazione si riferisce a qualsiasi procedimento che separa certi dati dal corpo principale del problema per sottoporli ad analisi separatamente. Il procedimento indicato è in particolare attribuito alla creazione di un segno astratto. In questo caso, per "astrazione" si suole intendere un processo mentale mediante il quale si allontana, si estrae, una parte da un tutto visivamente percepito. La percezione visiva dell'angolo tra il ramo e il tronco di una pianta, può diventare la rappresentazione grafica dell'angolo.
Raffigurare l'astratto
Quello dell'astrazione è un momento dell'uomo, anzi il momento apice del suo processo raziocinante in cui dall'analisi del particolare egli accede alla sintesi universale superando con un balzo d'intuizione ogni effetto spazio-temporale. L’espressionismo di kandinskij intendeva superare al contempo impressionismo e postimpressionismo, cubismo e futurismo e ogni altra esperienza dell'epoca ponendosi come sintesi astratta, affine alla musica, capace di giungere immediatamente alle fonti più segrete dell'emozione e della spiritualità. Astrarsi, prendere le giuste distanze dalle cose, guadagnare un punto di vista in qualche modo “esterno”, o in ogni modo purificato dagli influssi di una concretezza che impedisce o limita l’obiettività del giudizio: sembrano queste le condizioni imprescindibili per avviare un vero processo di conoscenza. Astrarsi per osservare, theorein, la realtà con un gradiente di precisione che ci consenta di elaborare giudizi e riflessioni, di costruire concetti validi, obiettivi, universalizzabili. Astrarsi per purificare l’occhio della mente, per sciogliere lacci corporei e sensoriali che n’offuscano la capacità visiva. A questo proposito va tuttavia ricordata la sostanziale miopia dei primi mesi di vita; per questo motivo le immagini mentali di un lattante non possono essere costituite da immagini definite "catturate" alla realtà esterna, ma una fusione di luci, ombre e bizzarri geometrismi. Il mito racconta la coraggiosa avventura di un uomo che si libera dai ceppi che lo incatenano al fondo di una caverna: un fondo oscuro, rischiarato solo dalla luce di un fuoco ingannatore che proietta sulla parete delle ombre di simulacri. E' mai possibile individuare un mito fondativo, un atto di nascita per questa visione delle cose, la tradizione occidentale ci rinvia a Platone, e in particolar modo al mito della caverna. Tuttavia, a nostro avviso, il celebre brano della repubblica si presta anche ad una differente lettura, che ben altra luce getta sull’idea di conoscenza come astrazione.

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